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PROPOSTA DI LETTURA DEL MOSAICO CONSERVATO NEL MUSEO COMUNALE DI ATINA
Un'analisi dettagliata del mosaico custodito nella sala-museo del palazzo ducale di Atina raffigurante un guerriero in quattro pose diverse, mi ha portato a fare delle considerazioni che potrebbero essere di stimolo a studiosi più competenti per una ricerca approfondita finalizzata a riportare alla luce una pagina inedita della storia di Atina.
Quasi tutti gli appassionati di storia locale, me compreso, nel riprodurre le immagini del guerriero rappresentato nel mosaico, si sono limitati a presentarle come esempio "eclatante" di una diffusa cultura sannita in Atina ed in generale nella Valle di Comino in tempi antichi, per via della vistosa foggia dei copricapo o elmi indossati dal guerriero. Così, nessuno degli storici locali, per quel che mi risulta, ha mai tentato di dare una lettura di ciò che è rappresentato nel mosaico.
Pertanto espongo una mia tesi finalizzata a fissare due punti importanti che dovrebbero permettere il proseguimento degli studi:
1) i guerrieri rappresentati nel mosaico altro non sono che un unico soggetto che, in quattro diverse fasi, narra un avvenimento degno di essere tramandato ai posteri;
2) le quattro immagini raffiguranti il guerriero sono collegate fra di esse da un nesso logico.
Le deduzioni a cui sono giunto, dopo una attenta osservazione dell'opera, sono frutto di un'analisi dei particolari pittorici presenti nel mosaico.
Ebbene, analizzando il mosaico così come é stato restaurato(fig.1), si possono registrare i seguenti dati: esso è alto circa sette metri e trenta centimetri e largo quattro metri e venti centimetri; le tessere, di forma quadrata, hanno il lato di circa un centimetro e mezzo e sono di colore bianco e nero, vi si trova raffigurato un guerriero in quattro posizioni diverse ed è intercalato da riquadri contenenti un disegno geometrico ottenuto da linee che si intersecano. Si è quindi di fronte ad un'opera che rispecchia tutti i canoni pittorici in uso nel periodo che va dal primo secolo d.C. al IV secolo.
Entrando nei dettagli, si può osservare che l'intera opera è composta da quindici riquadri, di cui otto chiusi e sette aperti, disposti a scacchiera. Degli otto riquadri delimitati da un quadrato di tessere nere, quattro racchiudono un motivo ornamentale composito e cioè geometrico-floreale e contengono al centro un asteroide coronato da quattro foglie cordate, che dovrebbero appartenere alla pianta di scindapso ( dal greco SKINDAPSOS che significa edera), pianta ornamentale molto diffusa nel mondo antico, e quattro racchiudono un guerriero con copricapo di foggia sannitica e armato di scudo e di asta.
I sette riquadri aperti sono tutti collegati fra di essi da un intreccio geometrico-lineare formato da tessere bianche su fondo nero che creano un effetto di chiaro-scuro che alleggerisce e movimenta tutta la composizione.
A far da cornice all'intera rappresentazione pittorica vi è una sottile fascia di tessere nere che delimita il mosaico.
'E da tenere presente però che il restauro non è stato completato: infatti, osservando la fotografia dell'originale, al bordo di tessere nere faceva seguito una linea di tessere bianche e poi una fascia di circa sessanta centimetri di larghezza, con disegni geometrici alternati in biancoenero.Molte di queste tessere sono state utilizzate per restaurare la parte rovinata del mosaico e non è stato più possibile ricostruirlo per intero.
L'analisi degli elementi esaminati fin qui permette di fare una riflessione: l'artista o l'artigiano, con la scelta e l'utilizzo delle tessere bicolori in forte contrasto ( bianco e nero ), la disposizione a scacchiera dei riquadri (la scacchiera rappresenta sempre un campo di battaglia) e l'alternanza chiaro-scuro e simmetrica dei disegni geometrici sulle fasce laterali (non ricostruite), crea i presupposti di un forte antagonismo che è il tema centrale di tutta l'istoriazione.
Un'altra osservazione che si può fare sull'opera è lo sviluppo verticale o meglio longitudinale (si consideri il mosaico come pavimento) dovuto allo spazio che l'artista ha avuto a disposizione: infatti osservando attentamente i riquadri angolari si nota che il raccordo avviene tramite la disposizione delle foglie di scindapso in senso verticale e mai in senso orizzontale. Nella fascia mediana, a rimarcare questo fatto è la disposizione verticale degli intrecci geometrici,come se l'artista volesse mettere in risalto le due figure centrali del mosaico che sono le più significative di tutta la composizione. Ma, riprendendo il discorso sulle foglie di scindapso, disposte in maniera diversa sulle due fasce laterali ( che potrebbero far nascere degli interrogativi), ritengo che tale dicotomia rafforzi la tematica essenziale dell'antagonismo che qui viene rappresentato. Un antagonismo che va intuito poiché non viene mai rappresentato l'avversario dell'eroe atinate del quale qui si rappresentano le gesta. I quattro riquadri angolari richiamati sopra, hanno una funzione, secondo il mio modo di vedere, molto importante: essi, infatti, danno l'idea di essere delle borchie che vogliono suggellare una pagina di storia atinate che narra l'avvenimento di cui è protagonista il guerriero campito nei quattro riquadri centrali e disposti a scacchiera o meglio in forma circolare per permettere una lettura in senso orario.
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| fig. 2 | fig. 3 | fig. 4 | fig. 5 |
Evidenzierò adesso quali sono gli elementi che mi hanno indotto a ritenere che le quattro figurazioni rappresentate nel mosaico si riferiscano ad un unico soggetto:
- l'asta e lo scudo, cioè le armi del guerriero, rappresentate nel primo, secondo e terzo riquadro (figg: 2,3,e 4);
-il copricapo con pennacchio identico nel primo, secondo e quarto riquadro (figg. 2,3,e 5);
-il sago, ovvero il mantello dei guerrieri sanniti costituito da un pezzo di stoffa quadrata, usato soprattutto come soprabito militare (molto bene evidenziata la forma del mantello nella prima immagine ) che è presente in tutti i riquadri;
-il corpo del guerriero rappresentato nudo in tutta l'istoriazione. La nudità del guerriero, fatta eccezione delle armi, il mantello e l'elmo, viene evidenziata da alcuni elementi pittorici: 1) dalla lumeggiatura della massa muscolare ottenuta dalle tessere bianche disposte sul torace, nell'addome,nelle cosce e nelle tibie del guerriero; 2) i diti dei piedi che sono rappresentati aperti in tutti i riquadri; 3) dal "collare" formato da tessere bianche, visibile nel secondo e quarto riquadro, indice dell'annodamento del mantello; 4) dalla rappresentazione, con tessere bianche, del membro virile presente nei quattro riquadri (da confrontare come la protuberanza del naso sia stata raffigurata in modo similare alla protuberanza o appendice inguinale); 5) dai capezzoli rappresentati nella prima immagine e dall'arco pelvico presente in tutta la rappresentazione. Questi ultimi elementi potrebbero suggerire che l'artista subisse l'influenza pittorica dell'area campana o molisana.
Trattandosi quindi di un unico soggetto, dimostrerò quale nesso logico leghi le quattro immagini rappresentate nel mosaico. Ma per meglio comprendere ciò che andrò ad esporre è necessario immaginare "a priori" un ipotetico avvenimento non riportato negli annali della storia di Atina o meglio un avvenimento non ancora identificato.
Immaginiamo di essere presenti ad una battaglia in cui le opposte schiere di soldati si equivalgano sia per il valore che per l'abilità. In uno dei momenti di tregua, al guerriero rappresentato nel mosaico e che dobbiamo considerare atinate, balena in mente l'idea di sfidare a singolar tenzone il campione dell'esercito avversario al fine di decidere le sorti della battaglia dagli esiti incerti. La storia,si sa bene, è ricca di questi avvenimenti singolari; basti pensare all'episodio biblico di Davide e Golia, alla sfida degli Orazi e Curiazi o alla disfida di Barletta.
Fatta questa premessa si può iniziare una lettura delle quattro rappresentazioni pittoriche (che possiamo paragonare a quattro istantanee disposte in ordine cronologico) che dovrebbero avallare l'ipotesi sopra esposta, partendo dalla figura in alto del mosaico. Premetto che l'artefice dell'opera è molto realistico e meticoloso nella rappresentazione dei dettagli e pertanto questa minuziosità è indice di un messaggio ben preciso che egli vuole tramandare ai posteri.
Osservando il primo riquadro (fig.2) si ha subito l'impressione che il guerriero sia venuto improvvisamente allo scoperto (facendo un balzo da un vallo o da un'altura) per lanciare una sfida al nemico. Gli elementi che suggeriscono questa ipotesi sono il mantello svolazzante verso l'alto in sintonia con il braccio destro disteso all'indietro il quale insieme con la gamba destra va a ristabilire, in modo armonico, un equilibrio con la posizione della gamba sinistra flessa in avanti e rappresentata di profilo. Si può dire che l'artista abbia voluto cogliere, con questa rappresentazione, l'attimo in cui il guerriero sta toccando terra dopo il lungo balzo. Che si tratti di una sfida lanciata dal guerriero, si deduce dal fatto che egli impugna le armi con la mano sinistra, mentre mostra la mano destra nuda. La rappresentazione è fortemente provocatoria e la mano destra sembra invitare uno dei campioni dell'esercito avversario a battersi con lui. p73 Passando ad esaminare il secondo riquadro (fig.3) possiamo dire che il guerriero si sia messo in una posizione di attesa, forse di conoscere l'avversario, e ciò è suggerito dal volto disegnato di profilo nell'atto di osservare qualcuno o qualcosa. Un'attesa comunque che denota calma e sicurezza come è evidenziato dal modo in cui viene impugnata l'asta con la mano destra e dalla posizione del braccio. Che ci sarà uno scontro ormai è certo poiché il guerriero ha portato la lancia dalla sinistra alla mano destra ed ha alzato la guardia portando lo scudo al petto. Inoltre, osservando il modo in cui è stata rappresentata la gamba destra, si percepisce che egli la stia scuotendo per sciogliere la muscolatura.
Nel terzo riquadro (fig.4) è rappresentata la scena "clou" di tutta l'istoriazione e non si ha difficoltà a comprendere che si è nella fase determinante dello scontro fra i due campioni. Gli elementi pittorici che evidenziano questo fatto sono:
1) il guerriero viene rappresentato con elmo crestato, indice di paramento bellico, a differenza del copricapo con pennacchio raffigurato negli altri riquadri. Che l'elmo crestato sia da combattimento è messo in risalto dalla vistosa celiera che copre solo la fronte e che si tratti di celiera è evidenziato dai due tasselli bianchi messi in corrispondenza degli occhi del guerriero. 'E da supporre che la celiera, in questa fase finale della tenzone, sia stata alzata per meglio poter prendere la mira; infatti il guerriero è in atto di scagliare la lancia e sta raccogliendo tutte le forze necessarie per vibrare il colpo decisivo dello scontro. Questo fatto è sottolineato dallo spostamento di tutto il peso corporeo che va a gravitare sulla gamba destra come fa immaginare la posizione del capo reclinato all'indietro e la vistosa linea sinusoidale del lato destro del corpo che va dal ginocchio fin sotto l'ascella del braccio destro.
'E questa, a mio avviso, la rappresentazione principale di tutta l'istoriazione destinata ad immortalare l'avvenimento. Da sottolineare che, per il visitatore della "domus" che conteneva il mosaico, questa era l'immagine che per prima si presentava ai suoi occhi e quindi la più importante di tutte.
Infine nel quarto riquadro (fig.5) viene rappresentata la vittoria dell'eroe sull'avversario. Il guerriero appare sorridente e fiero dell'impresa, la tormentata linea sterno-addominale si è ricomposta e con aria trionfante mostra, con la mano destra p73 le insegne del nemico (capovolte) e con la sinistra regge, poggiato per terra, lo scudo dell'avversario, uno scudo di proporzioni gigantesche indice di un avversario molto più grande di lui.
Tutta la ipotetica scena fin qui descritta potrebbe collocarsi, con le dovute varianti, in un circo o anfiteatro; ho scelto un campo di battaglia poiché suggeritomi dal trofeo conquistato, cioè dalle insegne militari che difficilmente identificano una singola persona.
Ma chi fosse in realtà questo eroe Atinate non è possibile sapere, anche perché come scrive Cicerone :"La Prefettura di Atina è piena di uomini fortissimi così ché nessun'altra può essere ritenuta più ricca in tutta l'Italia". Pertanto sarebbe arduo dare un nome al guerriero di cui il mosaico racconta le gesta né tanto meno si potrebbe, al momento, dire di quale episodio si tratti.
Una cosa però è certa: Atina in tempi antichi ha avuto una cultura fortemente Sannita, come mostra la foggia del copricapo del costume del guerriero, e tale cultura si è conservata ed è stata tramandata anche all'epoca in cui Roma aveva conquistato tutto il mondo.
Un' osservazione: in tutto il territorio di Atina, ovvero nell'intera valle di Comino, in tempi antichi i guerrieri portavano l'elmo crestato, e ciò è confermato sia dalla metopa conservata nel comune di Vicalvi raffigurante il capo di un guerriero con l'elmo crestato, sia dalle molte monete rinvenute in loco.
Che poi il costume si sia mantenuto inalterato attraverso il tempo si può dedurre dalla tipica calzatura locale, la ciocia, giunta fino ai nostri tempi e che sembra abbia origini antichissime (si parla della calzatura dei Minoici).
Infine per capire che le armi e il costume del guerriero rappresentati in questo mosaico, siano di foggia Sannita, è sufficiente fare un raffronto con la moneta di bronzo di Alfedena, recante la scritta: "AKUDUNNIAD" (Aquilonia), in cui è rappresentato un milite con elmo crestato, mantello ed alti stivali, che con la sinistra sostiene l'asta ed uno scudo circolare, mentre con la destra stringe una patera e distende il braccio in atto di sacrificare.
Ad eccezione della patera e degli alti stivali, tutto il resto collima con gli elementi presenti nel mosaico.
DOMENICO CEDRONE
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