|
|
|
POLIANTHEA CASINENSIS |
||
|
|
||
|
Nel mio ultimo passaggio in VaI Comino, il dott. Cedrone ha avuto la cortesia di farmi leggere l'ultima bozza di stampa della sua trascrizione della "Polianthea Casinensis" e così mi ha dato modo di vivere un'intera giornata in compagnia degli spiriti di Padre Antonio da Ausonia e di Don Nicola Franchi da Gallinaro. La lettura di oggi è stata molto più comoda di quella faticosissima che il manoscritto mi richiese nelle estati degli anni '70 quando Don Francesco Tanzilli mi chiudeva per intere mattinate nella sacrestia di S. Giovanni con i documenti dell'archivio parrocchiale. Il piacere di rivivere anni ormai lontani è stato moltiplicato dalla constatazione che il lavoro di allora era stato, tutto sommato, ben condotto ma anche dal fatto che l'esperienza e le conoscenze accumulate negli anni mi permettono di trovare nuovi spunti e nuovi riscontri in un testo di evidente vetustà. In primo luogo, oggi come allora, restano vivi i dubbi sull' identità dell' Autore o meglio del contributo rispettivo di Padre Antonio e di D. Nicola ad un'opera che è certamente una Polianthea ma che di "Casinensis" ha soltanto l'Archivio e la biblioteca del monastero; senza peccare di irriverenza, credo che il titolo più appropriato sarebbe quello di di "Polianthea Cominensis" dato che il contenuto dell'opera riguarda quasi esclusivamente la nostra valle e, solo di riflesso, la "Terra Sancti Benedicti". Un'altra circostanza poco chiara sembra poter essere segnalata. La "Polianthea" di Don Nicola Franchi fu redatta in anni molto prossimi a quelli della comparsa della Storia della Chiesa di Gallinaro di Don Loreto Apruzzese ed è singolare il fatto che i due Autori si ignorino reciprocamente. Poiché è impossibile che, in un paese di 1.000 abitanti i due sacerdoti non si conoscessero, è legittimo il sospetto che qualche animosità li dividesse. Naturalmente non è possibile dare qualsiasi giudizio ma è indubbio che ambedue le opere ne sono risultate impoverite, dimostrando una volta di più che le contrapposizioni sono negative anche in questo campo. Il contenuto della Polianthea è ovviamente di grande interesse, ma per la nostra mentalità, appare incomprensibile che si taccia completamente sugli avvenimenti che coinvolsero il paese nell'anno dell'anarchia (1799) ed in quello della perdita dell'autonomia comunale (1806). Come ho già anticipato, ebbi modo di leggere soltanto il manoscritto conservato nell' Archivio di S. Giovanni ed è stata una gradita sorpresa apprendere l'esistenza di altri esemplari che sarà necessario confrontare per confermare il testo e per cercare eventuali annotazioni dei diversi copisti. Su Gallinaro le notizie sfuggitemi sono forse soltanto tre: la prima è quella dell'iscrizione incisa sulla soglia della porta di S. Leonardo: ER/ IF.....R/FOND/IQ; la seconda è la documentazione dell'esistenza del Giudice Caimondo di Gallinaro, nel settembre 1173; la terza riguarda la possibile esistenza di note biografiche su S. Gerardo in una "Vita di S. Gerardo" di Lodovico Jacobelli del 1645 e nella "Vita di S. Gerardo Confessore" scritta da Gregorio, Vescovo di Terracina nell 'XI o XII secolo. Un' osservazione curiosa è quella che riguarda le chiese di Gallinaro dedicate a Maria e che sono ben cinque: Santa Maria di Cellarola, Santa Maria del Vallone (1599), Santa Maria del Girone (dal 1489), Santa Maria dei Gennari (fino al 1455), Santa Maria in Gallenari nei privilegi cassinesi dell 'XI e XII secolo. Che vi siano stati dei cumulamenti delle intitolazioni e che le chiese dedicate a Maria siano state in realtà tre o quattro? In riferimento agli altri paesi della valle, è da segnalare l'accenno all'incendio che devastò la Civita di Santo Urbano prima del 1 026 e l'esistenza di tante viae antiquae nelle confinazioni delle proprietà tra Santa Maria del Campo e Santo Fele; quest'ultima circostanza oggi si spiega benissimo poiché sappiamo che proprio quello era il centro del reticolo stradale della centuriazione romana. Una curiosità agro-alimentare è rappresentata dalla documentazione della coltura della spelta (farro) nella contrada Santo Fele di San Donato già nel XV secolo. Antroponimi e toponimi confermano l'importanza dell' insediamento longobardo nella valle e nello stesso senso depone l'accenno al morgengab in uno dei documenti di Santa Maria Cellarola. Sono certo che un'attenta lettura della Polianthea darà luogo ad ulteriori osservazioni e spunti di ricerca con soddisfazione del Sindaco e dell'Autore. Mi congratulo con entrambi per l'iniziativa e per il lavoro svolto ed esprimo l'augurio che le ricerche di storia patria coinvolgano un numero crescente di ricercatori e di lettori e siano occasione di liberi e fecondi scambi di idee. Domenico Celestino
|
||
|